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Sardegna da ricordare

Esperienze tattili, colori, cultura: un viaggio nella tradizione. Sono cresciuta ed ho iniziato il mio percorso di studio a Siniscola, in Sardegna, laureandomi a Cagliari all'Istituto Europeo di Design, responsabile di avermi “iniziato” alla grafica. Eppure il vero luogo di origine del mio impulso creativo è stato il negozio di ferramenta di mio padre Francesco che, anche lui un libero creativo nell'ambito del proprio lavoro, ha visto nascere e contribuito a sviluppare la mia naturale vena espressiva. Lui, con l'ordine di riassettare e riorganizzare o semplicemente spolverare il materiale in vendita, mi permetteva libero accesso a quelle grandi scaffalature piene degli oggetti più strani e diversi dei quali, all'epoca, quasi non non ne capivo il reale possibile utilizzo. Frugavo in cassetti colmi di viti, bulloni, attrezzi, moschettoni, cazzuole, serrature, cerniere; mi arrampicavo su ripiani colmi di barattoli di colore dalle sfumature più improbabili, delle colle più varie, degli stucchi, dei pennelli, delle carte, dei nastri, dei fili elettrici e delle lampadine più diverse … un vero paradiso per me! Di nascosto dal suo controllo sottraevo cose di cui non sapevo cosa fare né come usare, troppo affascinata dal loro colore, forma o odore invitante e stimolante per resistere al desiderio di prenderlo e con in testa un unico chiaro pensiero: “... tanto, di sicuro, qualcosa pur ne farò!”. Lui capiva, assecondava e discretamente stimolava quel mio strano interesse per tutto ciò, oltremodo comodo soprattutto a Natale, quando, sicuro di farmi felice, con estrema facilità poteva scegliere il miglior oggetto per me da mettere sotto l'albero: un trapano, un seghetto alternativo o una morsa. Il suo sguardo attento e discreto era lì con me e spesso, vedendomi in difficoltà nell'assemblare gli oggetti più vari o sperimentando i più diversi materiali per la realizzazione di una delle mie creazioni, mi veniva in aiuto con qualche nuovo strumento adatto al bisogno, magari costruito da lui apposta per me. Da anni lavoro come grafica utilizzando moderne attrezzature tecnologiche e computer, ma il gusto sensuale della realizzazione diretta, quella possibile soltanto a patto di “sporcarmi le mani”, non mi ha mai abbandonato. Nel paese dove vivo ogni mese dell'anno ha il proprio dolce; nei giorni di festa la gente segue le processioni, canta nelle piazze, balla “su Ballittu” e le strette vie si riempiono di bambini, di uomini e di donne vestite con il coloratissimo costume tradizionale. I miei specchi sono animati proprio da questi cromatismi vivaci, i cui decori rivisitano il sapore di quegli abiti così particolari della nostra tradizione, contraddistinti da un gusto di rigore e di sintesi nonostante la ricchezza dei materiali e la precisione meticolosa delle rifiniture. Perdendosi tra le fogge più diverse, tra i mille dettagli delle più varie applicazioni, si scoprono le forme ed i colori dei costumi in cui si riconoscono le tradizioni più antiche dei diversi paesi della Sardegna: Siniscola, Nuoro, Orgosolo … La mia è una continua ricerca di quei particolari rimandi alla tradizione, trovati nei più diversi e nascosti negozi in cui è ancora possibile trovare la signora che rigorosamente a mano ricama con attenzione estrema una parte del costume e che oltre che spiegarne il significato simbolico ed antico, è magari anche disposta a vendermi i vari tessuti e materiali che acquisto per realizzare i miei specchi. Mossa come lei dalla stessa sensibilità e passione per quelle tradizioni cui pienamente appartengo, anche io uso per i miei lavori soltanto materiali di origine rigorosamente sarda, come ad esempio la lana che li avvolge e caratterizza. Qui in Sardegna di costumi ce n'è un numero infinito ed ognuno è estremamente diverso e facilmente riconoscibile e riconducibile al paese di provenienza. nessun'altra regione italiana può vantare una simile tradizione. Praticamente ogni paese ha un proprio caratteristico costume che difende ed utilizza tutt'ora con orgoglio, perchè l'antico modo di vestire è ancora oggi sentito come rappresentativo della propria più autentica identità originaria; rappresenta la testimonianza vivente della propria cultura e del proprio modo di intendere la vita stessa, il divertimento, il lavoro, il dolore. Nel passato, l'abito, sottolineava ed identificava i diversi momenti del ciclo della vita: l'abito semplice con cui si affrontavano le attività della vita quotidiana, poteva diventare ricco e sfarzoso nei giorni di festa, oppure estremamente sobrio e composto quale quello adatto a partecipare ad avvenimenti solenni o di lutto. Per questa ragione ancora oggi in ogn'uno dei 370 comuni esistenti sull'isola, tutta la popolazione è gelosa del proprio abito tradizionale ed orgogliosamente ne conserva e protegge con cura una memoria storica ancora viva ed attuale. Ogni particolare dell'abito tradizionale sardo ispira il mio lavoro; avvolti nella cornice del mio specchio è possibile ritrovarne la ricchezza degli ori, il pizzo delle camicie, il ricamo più sottile. Nelle loro forme e colori, tra gli oggetti inseriti nelle più varie trame dei tessuti, si scorgono e mi piace far rivivvere la memoria del cuoio e dei campanacci che, immersi nella bianca lana, ricordano la vita, i lavori e le tradizioni della campagna e dei suoi protagonisti. Tutto si compone nel breve spazio circolare dello specchio la cui stessa forma semplice e conclusa è diretto richiamo alla gioiosa fierezza ed alla composta festosità dei ballerini pronti ad esibirsi in uno degli affascinantiballi sardi. (..) Nel lavoro, fra un ricordo ed una speranza, fra un dolore ed una gioia, fra una lacrima ed un canto, la mano che guida il telaio o la ruota, che regge il coltello o la sgorbia, vibra sotto un impulso creatore ed arredi e corredi diventano spesso opere d'arte …

Carlo Aru.